fabianacorami, 30. ottobre 2017 Avventurati

Halloween Ognissanti San Martino novembre free from

Halloween free from, ma anche Ognissanti e San Martino per un novembre ricco di festeggiamenti

Trick or treat, smell my feet, give me something good to eat…

Halloween, ovvero All Hallows’ Eve, la vigilia di Ognissanti, con le sue zucche intagliate e la sua filastrocca che in qualsiasi paese anglofono chiunque conosce, sta diventando popolarissima anche in Italia, accompagnata da un pizzico di polemica.

Storicamente Halloween è legata alla festività celtica di Samhain, che in gaelico significa Novembre.  Ma Samhain è anche l’inizio dell’inverno, l’inizio di un nuovo anno; la parola Samhain significa anche fine dell’estate in irlandese antico.

La vigilia del mese di Novembre, quindi Samhain, celebra l’ultimo raccolto per il quale bisognerà attendere una nuova estate. Quindi, ad Halloween si festeggiava il raccolto e ci si augurava che il successivo fosse propizio; poichè si festeggiava una fine, quella dell’estate, spiritualmente era anche un momento di ricordo e contemplazione perchè i Celti ricordavano i defunti della loro tribù tutti insieme.

Quando i Romani vennero in contatto con i Celti, identificarono Halloween e Samhain sia con le loro festività dei defunti, che però non erano celebrate in Novembre, sia con le festività legate a Pomona, che era la dea del raccolto di frutti e semi.

Diversi storici ipotizzano che, con la successiva cristianizzazione,più che abolire le ricorrenze pagane, i pontefici istituirono delle festività cristiane cercando di creare una continuazione con le festività preesistenti. Infatti  Papa Gregorio III scelse il Primo Novembre come festa di Ognissanti, per celebrare i santi apostoli, tutti i santi, martiri e confessori e tutti i giusti che riposano in pace in tutto il mondo. Papa Gregorio IV rende Ognissanti festa di precetto. Nel mondo anglosassone, perciò si festeggiò  e si continua a festeggiare Ognissanti e la vigilia di Ognissanti, Halloween.

L’Halloween con le parate in costume, le feste con mostri e streghe e atmosfere sempre più gotiche è più una festa laica ed è quella che è approdata in Italia, perdendo un po’ dei legami che la collegavano a diverse delle nostre tradizioni per le festività dei defunti.

La zucca intagliata che è il simbolo di Halloween in realtà in Gran Bretagna era una rapa intagliata; in America le rape non erano così diffuse come le zucche e intagliare le zucche, poichè erano più grandi, era anche più facile.

Un trick or treat free from? Possiamo preparare una ghiaccia reale e delle rondelle di liquirizia senza glutine. Utilizzano poi dei cornetti di carta forno, possiamo decorare i muffins al cioccolato e i carrottinis della Schaer con delle ragnatele (ghiacchia reale su muffins al cacao) e dei ragnetti (liquirizia e carrottinis). Saranno free from, quindi per tutti, e andranno a ruba.

Ma anche in Italia si usavano le zucche per i defunti.

In Calabria, Puglia, Sardegna e Abruzzo si intagliano zucche e i bambini vanno in processione con le zucche intagliate, bussando per chiedere offerte, generalmente dolcetti.

Se dite Suca Baruca nei dintorni di Venezia, ma in tutto il Veneto fino ad arrivare in Friuli Venezia Giulia, potreste sentirvi rispondere “col mocolo impissà” (con la candela accesa). La suca baruca era infatti la zucca intagliata con la candela dentro. In pratica il cugino lagunare di Jack ‘ Lantern. E sempre in Veneto e in Friuli Venezia Giulia, c’erano dei dolcetti tipici: le fave dei morti.

Questi dolcetti, dall’origine antichissima e immancabili in ogni pasticceria del Nord est, hanno tre colori, il bianco, il rosa/rosso e il marrone che simboleggiano appunto le tre fasi della vita. Che differenza c’è tra quelle veneziane e quelle triestine? Per le prime si usano o solo pinoli o una miscela di pinoli e mandorle, mentre le triestine sono a base di mandorle. Si possono utilizzare grappa, rosolio, Maraschino, Alchermes, rum, liquore Strega e anche un pizzico di colorante alimentare. Inoltre le fave veneziane sono più croccanti e a pallina delle triestine, che restano più morbide.

Non solo in Veneto e in Friuli Venezia Giulia si festeggiano i defunti; anche in Emilia Romagna, Lazio, Marche, Umbria e Lombardia si preparano dei dolcetti che si chiamano fave dei morti e ricordano un amaretto.

Il trick or treat più conosciuto a Venezia, anzi in tutto il Veneto, non è quello di Halloween, ma quello di San Martino. L’11 Novembre si festeggia San Martino e tutti i bambini ed i ragazzini scendono per le strade con coperchi e mestoli e battono il San Martino, passando di casa in casa e di negozio in negozio, chiedendo offerte, generalmente caldarroste e cioccolata calda. Battere San Martino  è una tradizione contadina antichissima.

L’11 Novembre è la festa di San Martino, ma ha rappresentato una data importante da sempre, perchè si chiude l’anno agricolo, è il giorno della spillatura del vino ed è, nel mondo cristiano, il penultimo giorno prima dei grandi digiuni che avrebbero portato a Natale. Chiudendosi l’anno agricolo, i mezzadri dovevano traslocare ed infatti “faxemo San Martino” e “faxemo massiria” sono sinonimi e indicano il trasloco, ma per salutare chi restava si festeggiava. E come si festeggiava? Col vino nuovo appena spillato, magari ancora torbido, come il torbolin veneziano. Si festeggiava con le caldarroste e chi era benestante con una oca arrosto, perchè l’oca era fondamentale nell’economia agricola e, in questo periodo, era la “moneta” corrente: si barattavano oche per nuove suppellettiti per la nuova casa, vestiti, ecc.

E i popolani più poveri, per evitare di rimanere poveri tutto l’anno perchè la saggezza popolare diceva che chi non mangiava oca a San Martino non avrebbe fatto il becco di un quattrino, andavano a battere il San Martino, ovvero chiedevano vino, castagne e cibarie a chi ne aveva che poteva aiutarli, facendo quello che San Martino  fece per il mendicante.

Oltre a battere il San Martino, a bene il vino novello o una cioccolata calda gustando delle ottime caldarroste, a San Martino si mangia il classico dolce di frolla, a forma di cavaliere con tanto di cavallo, ricoperto di glassa e decorato con dolciumi di ogni tipo. E’ la gioia di grandi e piccini.

Si può fare anche free from? Sì, certo!

Grazie ai mix Schaer si può preparare una ottima frolla a forma di San Martino, poi con cioccolato fondente ovviamente senza glutine, ma anche con tanta ghiaccia reale e di tanti colori, sempre senza glutine, si possono fare tante decorazioni da completare con caramelle, cioccolatini e altro ancora.  Regalare un San Martino è augurare un anno propizio.

Vedi tutti i miei articoli

fabianacorami

Sono Fabiana, moglie, mamma, ricercatrice e blogger, affetta da tiroidite di Hashimoto autoimmune, da gluten sensitivity e da sensibilità alle proteine del latte. Grazie alle mie problematiche, mi sono interessata e ho approfondito diverse tematiche legate alle malattie autoimmuni alimentari, alle allergie alimentari e co. Sempre col sorriso, sempre sperimentando in cucina, perchè "senza" è "con tanto gusto"