I momenti imbarazzanti che ogni celiaco vive e ha vissuto.

Una cosa che accomuna la vita di tutti noi celiaci sono gli episodi divertenti e momenti imarazzanti che accadono quando ci troviamo a parlare con qualcuno che di celiachia sa ben poco.

Questo di solito accade nei luoghi di ristorazione, in cui magari la cameriera o il cuoco stesso non sono purtroppo ben preparati sull’argomento.
Ma le frasi più assurde che mi sono sentita dire in realtá sono state tutte pronunciate da amici o conoscenti in situazioni diverse da quelle conviviali.
Da piccola, all’asilo, i bambini mi dicevano sempre che mangiavo cose “finte”.
Con il senno di poi ho capito che per loro, che arrivavano alla merenda armati di focacce unte o panini straripanti prosciutto cotto, le mie tristi merendine imbustate somigliavano un po’ al cibo che trovavamo nelle buste sorpresa comprate dal giornalaio.
1 a 0 per i bambini simpatici dell’asilo.

Ma crescendo la situazione non è certo migliorata.

Provate a ricordare le prime uscite con un ragazzo o una ragazza, l’ansia, l’aspettativa esagerata che si aveva per quell’oretta a passeggiare per le vie del centro sperando che il momento del coprifuoco arrivasse il più tardi possibile.
Tutta questa nuvoletta rosa che aleggiava sopra il primo appuntamento si tramutava per me immediatamente in un nuvolone nero e gonfio di pioggia non appena lui diceva “ci prendiamo qualcosa per fare merenda?” oppure: “ci sediamo in un bar e mangiamo qualcosa?” oppure ancora: “ti va un gelato?”.
Il panico.

Si, me la vivevo malissimo.

                                                          
Nella mia testa iniziavano a frullare tutte le frasi ad effetto possibili per riuscire a cavarmela al meglio e nel miglior tempo possibile.
Volevo evitare la situazione e non ricevere troppe domande e sono diventata “ninja di riassunti semplici sulla celiaca”.

Ma puntualmente: “cos’é che sei? Celi… come hai detto?”

La celiachia al tempo non era così conosciuta e già solo il nome poteva scatenare un misto tra curiositá e paura che fosse qualche malattia contagiosa.
E lí partiva la spiegazione del fatto che no, non te la attaccherò e soprattutto no, se mi tieni la mano non vieni contagiato.
Insomma, nella maggior parte dei casi il tipo si teneva la fame e io mi tenevo l’imbarazzo, oppure lui mangiava e io avrei voluto mangiare.
Crescendo, i primi appuntamenti in centro a passeggiare sono diventati inviti a cena e ovviamente il livello di difficoltá è salito vertiginosamente: venivo smascherata immediatamente!
La scelta del ristorante non era più libera e comunque l’ansia di non stare bene a metá cena me la faceva vivere un po’ meno rilassata del solito.

L’arma che ho scelto per combattere tutta questa situazione in cui dovevo dichiarare il mio essere celiachia é diventata l’autoironia.

Stanca di viverla seriamente e di vedere il panico negli occhi dei miei interlocutori ho scelto di rispondere a domande stupide con risposte stupide che mi divertivano tantissimo.
Davanti ad un ragazzo che mi fa domande su cosa e come sia la celiachia io parto dalla veritá (informazione prima di tutto!) e poi se capisco che non ce la può fare e che non sta capendo oltre a scartarlo come futuro padre dei miei figli, farcisco la verità con storie divertenti.
“Sai, il vero problema è che la celiachia si manifesta solo nelle persone che hanno il 37 esatto di piede. C’è una formula matematica che spiega perfettamente il legame tra le due cose”.
“Ho scelto un cane celiaco come me per bon dover avere niente contenente glutine in casa, pensa che ho fatto fare le analisi a tutti i cani del canile per poter trovare quello giusto”.
“La celiachia non si può contrarre con un bacio ma il rischio aumenta con i rapporti sessuali quindi ti consiglio vivamente di chiedere a tutte le tue future partner sessuali se sono celiache prima di lanciarti a pesce su di loro”.
Mi rivolgo alle donne che leggono questo blog, sappiate che se vi arriva un uomo che sul più bello, nel momento di pathos maggiore, vi chiede se siete celiache.. mi sa che è colpa mia.
(ma saprete già che va scartato, vi ho fatto un favore!)
Baci.

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valentinaglutenfree

Ho ventinove anni e sono celiaca da 28! La celiachia ha condizionato la mia vita fin dai primi momenti rendendomi "diversa" agli occhi degli altri. A 18 anni ho deciso che era il momento di smetterla di farmi condizionare la vita e ho completamente ribaltato la mia situazione. Ho la malattia, ho frequentato corsi di cucina gluten free e mi sono specializzata in pasticceria. Il mio sogno era quello di aprire un forno completamente gluten free, in cui offrire a chi ha il mio stesso problema cibi di ogni genere. Ho creato "Valentina Gluten Free", un piccolo negozio in cui produco giornalmente pane, focaccia, pizza pasta fresca e dolci di ogni genere.