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simonetta, 26. settembre 2016 Approfondimenti

Adolescenti e celiachia: una sfida

L’altro giorno, mentre eravamo a pranzo, mia figlia di quasi 13 anni mi ha detto: “se adesso dovessi scoprire che sono  celiaca, non so proprio se ce la farei a mantenere la dieta”. E ho pensato che tra adolescenti e celiachia sia proprio una bella sfida.

Una sfida che rientra nei già complicati meccanismi dell’età, per cui nel giro di mezz’ora si passa da essere bambini a essere adulti, dal buon umore al pessimo carattere. Un frullatore di emozione, un ottovolante di sensazioni in cui vengono trascinati anche i genitori che a volte non sanno bene quali codici utilizzare per comunicare con i ragazzi.

L’adolescenza è l’età in cui la dieta senza glutine, che non è un capriccio, ma una cura per i celiaci, diventa un peso e spesso la si abbandona fino a che i sintomi si ripresentano violenti e costringono anche i giovani ribelli a tornare sui propri passi.

Il tutto nasce dalla necessità dei teen agers di staccarsi dal nido famigliare e costituirsi una propria identità, che passa attraverso una vita sociale sempre più autonoma, dove gli amici, il gruppo sono importantissimi.

Proprio perché la relazione con gli amici, il gruppo è tanto importante che diventa complicato per i ragazzi gestire la sensazione di disagio e diversità connessa alla diagnosi di celiachia. Sentirsi diversi o inferiori,  aver paura di essere esclusi, sono gli elementi che fanno sì che la dieta non venga rispettata.

Inoltre proprio in una fase di distacco dsi ritorna ad essere molto dipendenti , perché per mantenere la dieta,  in casa e fuori,  i genitori vanno sempre consulatati e sono loro che organizzano cosa e dove poter mangiare.

Le situazione sono svariate, non bisogna generalizzare eccessivamente, e dipendono da vari fattori, come ad esempio il momento in cui è stata fatta la diagnosi, quanto più precoce tanto più il mangiare senza glutine diventa parte della propria identità, ed è quindi più facile saperla gestira. Al contrario, una diagnosi che arriva in piena adolescenza, nel mezzo di tutti i trambusti psicologici e fisici dei ragazzi, può essere un duro colpo da assimilare.

Se poi la diagnosi viene fatta in soggetti asintomatici,  l’adesione alla dieta diventa veramente difficile. La reazione  può essere un rifiuto della diagnosi, la negazione della gravità dei sintomi, e infine la trasgressione della dieta.

In questo caso tutti, genitori, familiari e amici, professori,  devono capire come gestire questa condizione cronica e cercare di aiutare il ragazzo o la ragazza a rispettare la sua dieta/cura.

adolescenti-2È necessario fare un gran lavoro di studio e informazione sulla celiachia negli ambienti in cui il ragazzo o la ragazza si muove. Infatti, nonostante ormai si conosca il  “senza glutine”, non tutti sanno esattamente cosa è la celiachia e cosa comporta in termini di scelte alimentari e di attenzione verso la contaminazione.

In questo caso si potrebbe suggerire al ragazzo di avere un ruolo attivo, e lui/lei potrebbero fare loro stessi informazione sulla loro condizione sia ai coetani che agli adulti con cui hanno  a che fare. La celiachia, alla fine, è un po’ complicata da gestire, ma non estremamente limitante: potrebbe essere una situazione stimolante per sentirsi più grandi e indipendenti.

La difficoltà maggiore è, ovviamente, mangiare fuori casa, perché il non trovare facilmente un’alternativa valida senza glutine, quando i ragazzi sono in compagnia di compagni e amici, fa sì che la soluzione immediata sia accettare qualsiasi cibo pur di rimanere nel gruppo. Senza contare che la trasgressione li fa sentire più autonomi ed indipendenti dagli adulti da cui si vogliono emancipare.

In questo caso il dialogo con i genitori diventa fondamentale, e parlare in famiglia di questa condizione, con naturalezza e senza eccessiva ansietà, può far accettare meglio ai ragazzi la propia condizione di celiaci. 

Una delle iniziative che possono essere di aiuto ai ragazzi è quello di far conoscere gli ingredienti, proporre piccole lezioni di cucina casalinghe su come si cucinano i piatti, per capire dove insospettabilmente si potrebbe nascordere il glutine, come ad esempio nelle salse di accompagnamento di carni o pesci. In questo modo lo si rende in grado di saper scegliere in un menù i piatti meno a rischio di contaminazione, e in futuro, chissà magari si trasforma in un gourmet.

Un’altra iniziativa che si potrebbe realizzare per aiutare a gestire e forse a rendere anche piacevole e non problematico il mangiare è imparare  a cucinare, a preparare qualche piatto. Saper cucinare, anche piatti basici,  oltre a far sentire i ragazzi più sicuri e autonomi,  fa capire come evitare il glutine. 

Un altro suggerimenro è di avere sempre con sè qualche snack o merendina senza glutine, da offrire anche agli amici, che così possono condividere lo stesso cibo e sfatare il mito che i cibi senza glutine siano insipidi e cattivi. Chi può resistere ai wafer al cacao?

Ultimissima raccomandazione per noi adulti. A volte non è semplice neanche per noi della cosidetta età matura gestire la dieta senza glutine, quindi immaginiamoci per un ragazzo o una ragazza che si affacciano adesso fuori dal nido potrettivo dell’infanzia e allora bisogna avere tanta pazienza, costanza, dolcezza accompagnata alla fermezza.

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Sono Simonetta Nepi e quando ho scoperto di essere celiaca ho anche capito quanto mi piaceva impastare, infornare e cucinare. Quello che doveva essere un limite mi ha invece regalato una gran voglia di sperimentare, scoprire gusti e nuovi sapori. Con il mio blog www.glu-fri.com propongo ricette semplicissime e adatte a tutti, con una grande passione per la pasticceria casalinga.